Prima delle 10:00, o dopo le 17:00
La salita non ha ombra e il belvedere rende molto di più con la luce del mattino. A metà giornata d'estate questo percorso è una prova di resistenza.

Questo è il percorso che spiega Procida meglio di qualsiasi altro. Si parte dal porto, si sale al punto più alto dell'isola — 91 metri sul livello del mare, secondo le fonti locali, il che dà l'idea di quanto sia bassa Procida — e si scende dall'altra parte fino a un borgo di pescatori dove le auto non entrano. In mezzo ci sono un'abbazia con mille anni di storia monastica, un ex carcere borbonico chiuso nel 1988, due porte cinquecentesche e una corte abitata da quattrocento anni.
Una precisazione sulla distanza: nessuna fonte pubblica la lunghezza esatta di questo percorso. Quello che è documentato sono i tempi: da Marina Grande si sale a Terra Murata in circa dieci minuti e si scende alla Corricella in altrettanti. I due chilometri che indichiamo sono una nostra stima su quei tempi, non un dato ufficiale. Il tempo totale, invece, dipende quasi tutto da quanto ti fermi.
Una raccomandazione prima di partire: la salita è ripida e con il caldo è dura. Non è adatta alle sedie a rotelle e nemmeno ai passeggini. Se le gambe non collaborano, la linea di bus per i due borghi alti risolve tutto e il percorso si fa lo stesso, in discesa.
Si comincia dal primo edificio che vedi arrivando via mare. Nel 1616 gli armatori del Pio Monte dei Marinai chiesero al viceré, il duca di Osuna, una cappella dedicata a Santa Maria della Pietà: fu completata nel 1619 e poi ampliata due volte, l'ultima verso il 1760, quando la cappella originaria finì inglobata nella sacrestia. Dentro trovi navata unica con volta a botte, due tele del 1722 di Antonio Fumo e un pulpito ligneo del 1744-45 dell'ebanista Agostino Fucito. L'ingresso è gratuito. Gli orari indicati, 9:00-20:00, non vengono da una fonte parrocchiale: prendili come indicativi e non entrare durante le funzioni.
Tip: Il capolinea dei bus è qui davanti. Se pensi di rientrare in bus, guarda già adesso da dove partono.
Salendo verso l'acropoli si incontra il primo nucleo abitato nato fuori dalle mura: un insediamento a corte fortificata del Seicento, costruito quando la popolazione cominciò a scendere da Terra Murata perché le incursioni saracene si diradavano. L'impianto è ancora difensivo: case colorate addossate le une alle altre per impedire il passaggio del nemico, vicoli stretti, tutto organizzato attorno a un grande cortile centrale. Qui vedi per la prima volta il vefio, il piccolo balcone coperto con volta ad arco di influenza araba che ritroverai alla Corricella. Ci sono due ingressi, uno su Via Principessa Margherita e uno su Via Salita Castello.
Tip: Non è un monumento: è una corte dove vive gente. Non è detto che entrambi i cancelli siano aperti, e se lo sono si entra in silenzio e senza fotografare dentro le case.
L'ultimo tratto di salita è il più ripido e non ha ombra. Terra Murata è un'acropoli fortificata: feudo dei d'Avalos dal 1529, con un sistema difensivo di mura e torri attribuito al cardinale Innico d'Avalos d'Aragona. Delle porte storiche restano la Porta di Ferro e la Porta di Mezz'Omo, e passarci sotto è il momento in cui capisci che stai entrando in qualcosa di chiuso, non in un quartiere panoramico. Sopra non ci sono orari e non si paga nulla: è spazio pubblico all'aperto.
Tip: Con il caldo, fai questo tratto prima delle 10:00 o dopo le 17:00. Non ci sono fontane lungo la salita: l'acqua portala da sotto.
Costruito nel Cinquecento dai d'Avalos, governatori dell'isola fino al Settecento, su progetto degli architetti Cavagna e Tortelli. I Borbone lo trasformarono prima in scuola militare reale e poi in carcere: funzione penitenziaria dal 1830, chiusura definitiva nel 1988. Non è un solo edificio ma un complesso — palazzo, cortile, caserma delle guardie, braccio delle celle singole, alloggi dei veterani, infermeria, casa del direttore e terreni agricoli. Dentro restano letti di ferro arrugginiti, effetti personali dei detenuti e una sala chirurgica. Dal giugno 2025 c'è l'allestimento permanente «Non ho aspettato altro che il giorno pieno». Centoquarant'anni di carcere hanno lasciato un segno concreto: quasi ogni famiglia procidana conserva un oggetto prodotto qui dentro.
Tip: Si visita SOLO con guida e SOLO su prenotazione, almeno due giorni prima, minimo due e massimo venti persone, circa un'ora. L'ingresso costa 13,00 EUR. Sugli orari tre fonti danno tre calendari diversi: verifica prima di salire, altrimenti rischi di trovare chiuso.
È il punto da cui si vede tutto: la Corricella sotto, il golfo davanti, Ischia da un lato e la terraferma dall'altro. Il portale turistico dell'isola riferisce che i due cannoni a lunga gittata qui sistemati risalgono alla Repubblica Napoletana del 1799; è una fonte sola, quindi te lo diamo come lo troviamo, attribuito. Poco distante c'è il museo permanente che raccoglie i Misteri, le macchine processionali della Settimana Santa procidana.
Tip: È il posto giusto per la fotografia della Corricella dall'alto, ma la luce buona è la mattina presto. A metà giornata il borgo sotto va in controluce.
La presenza monastica qui è documentata dal 1026: il 2026 è l'Anno del Millenario. L'edificio che vedi è però cinquecentesco. Dentro c'è un organo a mantice in legno intagliato e dorato del 1770, opera di Domenico Antonio Rossi, e una statua di San Michele donata nel 1811. L'ingresso è gratuito, con offerta libera alla parrocchia, e la spiegazione guidata la cura gratuitamente l'Associazione culturale Millennium. Gli orari ufficiali 2026 delle visite guidate sono: lunedì 10:00-13:00; da martedì a venerdì 10:00-13:00 e 16:00-18:00; sabato 10:00-13:00; domenica 11:00-13:00. La messa domenicale e festiva è alle 09:30 e durante la liturgia non si visita. Il servizio di apertura va dalla Settimana Santa a Ognissanti.
Tip: I sotterranei, con il presepe settecentesco e la biblioteca, al momento NON sono visitabili: lo dichiara il sito ufficiale, anche se molte guide li pubblicizzano ancora. E nell'Anno del Millenario il calendario può cambiare senza preavviso: ricontrolla il giorno prima.
Chiesa ed ex convento domenicano sul crinale tra Terra Murata e la Corricella. I domenicani salirono qui dalla seconda metà del Cinquecento, abbandonando Santa Margherita Vecchia alla Chiaiolella per sfuggire alle incursioni saracene. Nell'inverno del 1956 il complesso subì gravi crolli strutturali; il restauro della chiesa è stato completato nel settembre 2012, quello del convento è ancora in corso. Ai livelli inferiori c'è un notevole sistema di cisterne per la raccolta dell'acqua piovana. Oggi l'edificio ospita mostre, e dalle terrazze si ha una delle viste dall'alto più classiche sulla Corricella.
Tip: Non promettiamo l'accesso agli interni. Gli orari indicati (lunedì-venerdì 10:00-19:00, chiuso sabato e domenica) sono legati alla mostra in corso e vanno verificati sul posto; il prezzo del biglietto non risulta pubblicato.
Da qui si scende, e la discesa fa parte del percorso quanto le chiese. Alla Corricella si arriva solo per quattro scalinate: la Gradinata del Pennino, che parte da via San Rocco, la Gradinata Scura, che scende da via M. Scotti, e due che salgono dai capi opposti del porto. Sono scale strette, irregolari, in mezzo alle case. Non c'è nessun accesso carrabile al borgo, e non è un dettaglio pittoresco: chi arriva con i bagagli o con una mobilità ridotta ha un problema vero da risolvere prima, non sul posto.
Tip: Scarpe chiuse con suola che tenga. In discesa questi gradini sono più insidiosi che in salita, soprattutto se hanno preso pioggia.
Il borgo di pescatori più antico dell'isola: il porto come lo vedi oggi è del XVII secolo. L'architettura è spontanea — archi, cupole, scale esterne, logge, facciate di tutti i colori — e il dettaglio da cercare è ancora il vefio. La piazzetta è intitolata a Massimo Troisi: qui si girò buona parte de «Il Postino». Sul molo ci sono i ristoranti del borgo, e da qui parte anche il servizio barca per la Spiaggia della Chiaia, che è il modo per evitarne la scalinata.
Tip: È il posto giusto per fermarsi a mangiare pesce e chiudere la giornata. Se devi risalire, mettici in conto le stesse scale fatte al contrario, con le gambe già stanche.
Questo percorso attraversa tre luoghi con regole d'accesso diverse, e due su tre possono farti perdere tempo se non li controlli prima.
Il resto — le porte, il belvedere, il Casale Vascello, la Corricella — è spazio pubblico, sempre accessibile e gratuito.
Da Marina Grande a Terra Murata si sale in circa dieci minuti, ed è una salita continua, ripida, senza ombra nell'ultimo tratto. Con trenta gradi è faticosa. Non è percorribile in sedia a rotelle e con un passeggino diventa un esercizio inutile.
C'è una linea di bus EAV che collega il porto ai due borghi alti, e usarla per salire è una scelta sensata: si visita Terra Murata con le gambe fresche e si fa a piedi solo la discesa verso la Corricella, che è la parte più bella.
Sulla sigla della linea, però, le fonti non concordano: i dati di trasporto indicano la C2 come linea porto–Terra Murata–Corricella, mentre una fonte turistica cita per Terra Murata le linee C1 e L1. Chiedi al capolinea, che è davanti alla chiesa di Santa Maria della Pietà: è l'unico modo per non sbagliare. Il biglietto costa 1,20 EUR comprato a terra e 1,40 EUR a bordo; la validità oraria non la pubblichiamo perché una fonte dice 60 minuti e un'altra 90.
Il percorso finisce alla Corricella, che è in basso e sul mare. Tre modi per rientrare:
Se stai facendo Procida in giornata, questo percorso più un pranzo alla Corricella riempiono le ore fra un traghetto e l'altro senza corse: il quadro completo sta nell'itinerario di un giorno a Procida. Se invece hai due giorni, tieni il mare per il secondo e sali qui con calma la mattina presto.
Taccuino
La salita non ha ombra e il belvedere rende molto di più con la luce del mattino. A metà giornata d'estate questo percorso è una prova di resistenza.
Visita solo guidata, minimo due e massimo venti persone, 13,00 EUR. Senza prenotazione non entri, e presentarsi sperando in un posto libero non funziona.
Quattro scalinate, pietra irregolare, nessuna fontana lungo il tragitto. Le infradito qui non hanno senso, né in salita né in discesa.
È una corte residenziale abitata, non un monumento. Si entra in silenzio, se il cancello è aperto, e non si fotografano le case dall'interno.
Tre o quattro ore comprese le visite. Il cammino puro è molto meno: da Marina Grande si sale a Terra Murata in circa dieci minuti e si scende alla Corricella in altrettanti. Il tempo lo fanno le soste.
No. La salita a Terra Murata è ripida e alla Corricella si scende solo per scalinate: il borgo è interamente pedonale e non ha accesso carrabile. Non ci sono percorsi alternativi accessibili.
No: il sito ufficiale dichiara che al momento i sotterranei non sono visitabili, anche se molte guide continuano a proporli. Sopra, la chiesa si visita gratuitamente negli orari pubblicati.
13,00 EUR a persona, gratis sotto i sei anni. La visita è solo guidata e su prenotazione con almeno due giorni di anticipo, minimo due e massimo venti partecipanti, durata circa un'ora.
Non lo scriviamo perché tre fonti danno tre calendari diversi e nessuna è ufficiale. Verifica scrivendo a chi gestisce le visite prima di salire: trovare chiuso dopo la salita è il modo peggiore di finire la mattinata.
Sì, una linea EAV collega il porto ai due borghi alti. I dati di trasporto indicano la C2, una fonte turistica cita invece C1 e L1: chiedi al capolinea di Marina Grande. Biglietto 1,20 EUR a terra, 1,40 EUR a bordo.
Sì, e con il caldo conviene: si sale in bus ai borghi alti e si fa a piedi solo la discesa verso la Corricella e poi verso il porto.