La vedi prima di sbarcare. Mentre il traghetto rallenta e le case colorate si mettono a fuoco, c'è un campanile che spunta sopra il fronte del porto, con un orologio che ha una faccia per ogni lato. È il primo edificio di Procida che riesci a distinguere dal mare, ed è costruito esattamente per quello.
Santa Maria della Pietà è la chiesa dei marinai, sulla piazza di Marina Grande. Nel 1616 gli armatori del Pio Monte dei Marinai chiesero al viceré, il duca di Osuna, il permesso di costruire una cappella dedicata a Santa Maria della Pietà. Fu completata nel 1619. Da allora chi parte e chi torna passa di qui, ed è ancora vero adesso, con gli aliscafi al posto delle barche a vela.
Una chiesa di armatori
Il dettaglio che rende questa chiesa diversa dalle altre è chi l'ha voluta. Non un ordine religioso, non un signore feudale: gli armatori. Il Pio Monte dei Marinai era la loro istituzione di mutuo soccorso, e questa cappella nasce come luogo della categoria che a Procida faceva il paese.
Si capisce anche dalla posizione. Sta sull'acqua, non in cima, mentre l'abbazia di San Michele sta nel borgo fortificato di Terra Murata, dietro le mura. Due chiese, due logiche: una guarda al mare e ai commerci, l'altra alla difesa. L'isola si legge bene attraverso questa differenza.
La cappella originaria non c'è più come la vedevano nel Seicento. L'edificio fu ampliato alla fine del secolo e di nuovo verso il 1760, e in quell'occasione la cappella primitiva venne inglobata nella sacrestia. Quello che visiti è quindi un edificio settecentesco che ne contiene uno seicentesco.
Cosa guardare dentro
L'impianto è a navata unica con volta a botte, due cappelle laterali poco profonde per lato, transetto e abside. Sopra l'incrocio c'è una cupola su un tamburo snello, con stucchi settecenteschi: alza la testa appena entri, perché da fuori quella cupola non si legge.
Gli oggetti da cercare sono tre e hanno tutti una data. Due tele del 1722 di Antonio Fumo. Il pulpito ligneo del 1744-45, dell'ebanista Agostino Fucito — guarda il lavoro di intaglio da vicino, è artigianato serio. E l'altare maggiore, del 1766 circa, di Antonio Di Lucca.
Fuori, il campanile barocco con l'orologio a quattro facce è il pezzo che ricorderai, anche perché è quello che hai già fotografato dalla nave senza saperlo. Un orologio che si legge da ogni lato, in un porto, non è decorazione: è uno strumento di lavoro.
La chiesa e il porto
Guardala dalla piazza, dandole le spalle un momento per osservare il fronte del porto. La chiesa è incastrata nella cortina di case colorate, senza sagrato e senza spazio davanti: a Procida non c'era terreno da sprecare, nemmeno per una facciata.
Questo spiega perché il campanile è alto e la chiesa no. Il volume che doveva farsi vedere dal mare era la torre con l'orologio; il resto poteva starsene addossato agli edifici vicini. Non è un difetto di progetto, è economia di spazio applicata all'architettura sacra.
Il campanile serviva anche a scandire il lavoro. In un porto di armatori e pescatori le partenze, i turni e le maree si contavano a colpi di campana, e le quattro facce dell'orologio permettevano di leggere l'ora da qualunque punto della banchina. Oggi si guarda il telefono, ma il meccanismo è ancora lì.
Orari e buone maniere
L'ingresso è gratuito. Sugli orari serve una precisazione: le fonti che circolano indicano 9:00-20:00, ma non arrivano dalla parrocchia, quindi trattali come indicativi. Durante le funzioni non si visita, e questa è una chiesa attiva, non un museo: messe, matrimoni e funerali hanno la precedenza.
La regola pratica è semplice: è a due passi dalla banchina, quindi passa e prova. Se è aperta, entri; se c'è una funzione, torni più tardi o al ritorno. Non vale la pena costruirci intorno un programma.
Spalle coperte, voce bassa, niente foto con il flash durante le funzioni. Se c'è qualcuno in preghiera, gira largo. Sono cose ovvie che in alta stagione, sul fronte del porto, si vedono dimenticate spesso.
Quanto tempo serve
Un quarto d'ora. Non è una chiesa monumentale e non pretende di esserlo: è una bella chiesa di porto, con tre o quattro cose notevoli dentro e un campanile che val la pena guardare da fuori con calma.
Detto onestamente: se hai una giornata sola sull'isola e devi tagliare qualcosa, questa è la prima cosa tagliabile. Non perché sia brutta, ma perché Terra Murata, la Corricella e il mare a ovest hanno più da darti in cambio del tempo che chiedono. La differenza è che questa chiesa non ti costa una deviazione: te la ritrovi sul percorso comunque.
Questo la rende perfetta in due momenti. Appena sbarcato, mentre decidi come muoverti e aspetti che la banchina si svuoti. Oppure alla fine, quando hai già restituito lo scooter e ti restano venti minuti prima dell'aliscafo. Nella pagina informazioni pratiche trovi le altre cose che si fanno bene in quei ritagli.
Cosa c'è intorno
Sei sulla piazza del porto, quindi hai tutto a portata di piedi. Via Roma corre lungo l'acqua con i bar storici e le biglietterie; a ovest, a pochi minuti, c'è la spiaggia della Silurenza, la più comoda dell'isola; all'estremità opposta la spiaggia della Lingua, minuscola, buona per il tramonto e poco altro.
Per mangiare, la scelta più procidana è scendere sul molo di Corricella, dieci minuti di scalinata, dove i tavoli stanno sull'acqua: La Lampara è il riferimento classico, e il resto sta nella guida ai ristoranti. Se hai una sola giornata, l'ordine sensato delle cose è nell'itinerario di un giorno.



