Al terzo giorno sull'isola succede a tutti: hai mangiato pesce a pranzo e a cena, hai fatto il pieno di frittura e di paste con le vongole, e l'idea di un'altra orata ti mette tristezza. Re Ferdinando risolve questo problema preciso. È attivo dal 1960 in Via Libertà, a pochi metri dal porto di Marina Grande, ed è insieme steakhouse e ristorante di pesce: sull'isola è l'unica vera alternativa alla monocultura del mare. Ha una terrazza panoramica sul golfo e il punteggio più alto tra i ristoranti del porto, 4,5 su 5 con circa 470 recensioni.
Carne su un'isola di pescatori
Detta così sembra un controsenso, e invece è il buco di mercato più evidente di Procida. Le carte dei ristoranti dell'isola sono quasi tutte identiche: antipasto di mare, pasta con i frutti di mare, pescato del giorno alla griglia. Chi non mangia pesce — per gusto, per allergia, o semplicemente perché ne ha avuto abbastanza — a Procida fa una fatica sproporzionata.
Qui la griglia lavora sulla carne, e questo cambia la composizione della tavolata: si può portare al ristorante il bambino che il pesce non lo tocca senza negoziare, e chi vuole il pesce lo ordina lo stesso. In una vacanza di famiglia questa è una funzione, non un dettaglio gastronomico.
Non aspettarti però una steakhouse d'impronta anglosassone: siamo in un ristorante tradizionale campano che fa anche carne alla brace, con sessant'anni di attività alle spalle. Se il tuo metro sono le grandi bistecche frollate, calibra le aspettative.
Cosa ordinare
Le carni alla griglia sono il motivo per cui questo indirizzo esiste nella tua lista, e sono la cosa da ordinare almeno una volta. Sul fronte mare, la casa tiene gli spaghetti ai ricci: uno dei pochi posti dell'isola dove si trovano, con l'avvertenza che vale ovunque — la raccolta dei ricci è limitata per ragioni di pesca sostenibile e la disponibilità va chiesta, non data per scontata, nemmeno ad agosto.
Una precisazione che qui è d'obbligo, perché me la chiedono spesso: nessun ristorante di Procida figura nella Guida Michelin, questo compreso. Chi ti racconta di stelle o di Bib Gourmand sull'isola sta confondendo Procida con qualcos'altro. Quello che trovi è buona ristorazione familiare di lungo corso, che è una cosa diversa e per una settimana di vacanza spesso migliore.
Se cerchi i piatti storici dell'isola, il repertorio vero è un altro: il coniglio alla procidana, l'insalata di limoni, il carciofo sott'olio. Sono piatti di casa, che compaiono in carta a intermittenza: quando li vedi scritti, ordinali.
La terrazza e la posizione
Le coordinate sono 40.765391, 14.026930: sei sopra il porto, con la terrazza che guarda il golfo e, nelle giornate limpide, il profilo del Vesuvio dall'altra parte dell'acqua. È una vista diversa da quella di Corricella, che è raccolta e verticale: qui è aperta, orizzontale, di mare grande.
La posizione è il secondo motivo per cui questo indirizzo è comodo. Sei a pochi metri dallo sbarco dei traghetti, in piano, senza gradini: se hai il rientro fissato e non vuoi rischiare la risalita da Corricella con il fiato corto, mangi qui e sei sotto la biglietteria in cinque minuti. La pagina sui traghetti per Procida ha gli orari da incrociare.
Prezzi e orari
Fascia media, e mi fermo qui. Per Re Ferdinando non esiste una cifra media pubblicata che io abbia potuto verificare, e non ho intenzione di ricavarne una convertendo i simboli di valuta dei portali di recensione: è il modo più rapido per scrivere un numero falso. Gli unici prezzi verificati dell'isola sono quelli di Caracalé e La Conchiglia, circa 40 EUR a persona, e di Da Girone, tra 20 e 40 EUR.
Sulla carne vale una regola simile a quella del pesce al peso: chiedi la pezzatura prima che vada sulla brace. Una costata è una costata, e il conto lo fa il peso.
Gli orari restano vuoti su questa pagina perché non li ho potuti verificare; il numero è +39 081 896 8597. Sulla stagionalità non ho un calendario confermato: quello che si può dire è che tra novembre e marzo Procida chiude parecchio, e che Marina Grande è la zona con più probabilità di trovare aperto, perché è dove vive la gente dell'isola. Fuori stagione, telefona.
Sessant'anni sullo stesso indirizzo
Attivo dal 1960 significa che questo ristorante ha visto Procida cambiare mestiere. Negli anni Sessanta l'isola viveva di marineria: gli uomini imbarcati, le famiglie a terra, e i ristoranti del porto lavoravano soprattutto per chi arrivava o partiva. Il turismo di massa è arrivato molto dopo, e in forma più leggera che a Capri o a Ischia. Le insegne che hanno attraversato tutte e due le epoche sull'isola si contano su una mano: La Medusa, aperta nel 1954, e questa.
La conseguenza pratica è che la clientela non è solo di passaggio. Un ristorante che campa anche sui residenti ha un vincolo che quelli puramente turistici non hanno: non può permettersi una brutta serata, perché il cliente lo rivede la settimana dopo. È il motivo per cui, quando cerco un posto in una località di mare, guardo prima da quanto tempo è aperto e poi la carta.
Il verdetto
È l'indirizzo che tengo di riserva per la seconda o la terza sera, e quasi sempre finisce per essere quello in cui si sta meglio: nessuna scalinata, una terrazza sul golfo, sessant'anni di mestiere e la possibilità di ordinare una bistecca senza sentirsi in colpa. Il 4,5 su 5 dei viaggiatori è il più alto tra i ristoranti del porto e non mi sorprende.
Se invece la tua unica sera a Procida è questa e vuoi la cartolina, allora scendi a Corricella: Caracalé per la sala nell'ex deposito di barche, La Lampara per la vista dall'alto. Il confronto completo è nella guida ai ristoranti di Procida.




