Marta scrive la parte gastronomica del sito: i piatti, i ristoranti, i bar e la guida su cosa mangiare a Procida. Ha una tesi semplice e la ripete: il pesce dell'isola è buono come quello del resto del golfo, mentre il limone pane — con la parte bianca dolce che si mangia invece di buttarla — esiste solo qui. Tutto quello che racconta parte da lì.
Nelle sue pagine i numeri sono pochi e tracciabili. Usa le valutazioni pubbliche dichiarando la fonte e la data in cui le ha lette, e non converte una fascia di prezzo in euro quando l'euro non è pubblicato: se un conto medio non è verificato, la pagina dice di guardare il menu esposto. Nessun ristorante di Procida ha una stella Michelin, e quando qualcuno lo lascia intendere lei lo scrive nero su bianco.
L'onestà le costa qualche telefonata in più. Segnala che gli spaghetti ai ricci restano stampati sui menu anche quando il prodotto manca, perché la raccolta è soggetta a limiti; consiglia di prendere la lingua al banco dove il servizio ai tavoli è criticato; e da novembre a marzo verifica chi apre davvero, visto che metà delle cucine chiude o si riduce ai fine settimana. Torna sugli indirizzi almeno una volta per stagione e riscrive le schede quando cambia il menu, non quando cambia la moda.