Scendi dalla passerella e sei già in paese. Non c'è piazzale, non c'è filtro: la banchina finisce e comincia via Roma, con le case addossate una all'altra, il giallo accanto al rosa accanto al verde acqua. Alle spalle senti ancora il motore dell'aliscafo. Davanti hai i taxi, i microtaxi a tre ruote, i bus con il motore acceso e chi ti offre un giro in barca. Il primo minuto a Procida è rumoroso. È anche l'unico momento in cui l'isola sembra affollata.
Marina Grande — i procidani la chiamano anche Sent'Co — è il porto di lavoro e il fronte abitato più lungo dell'isola. Qui attraccano traghetti e aliscafi, qui parte ogni linea di autobus, qui c'è la chiesa che vedi per prima arrivando dal mare. Non è la Procida delle fotografie: quella è Corricella, dietro la collina. Marina Grande è la parte che funziona.
Lo sbarco
Traghetti e aliscafi usano lo stesso fronte, a pochi metri l'uno dall'altro. Questo semplifica tutto: se cambi idea sull'orario di rientro, la biglietteria è a due passi da dove sei sbarcato. Gli orari e le compagnie stanno nella guida ai traghetti per Procida, e conviene leggerla prima di prenotare l'ultima corsa della sera.
La prima decisione è il bagaglio. Se dormi a Corricella o a Terra Murata, il trolley è un problema serio: si finisce a mano su scale ripide. Se dormi qui o alla Chiaiolella, non lo è. Deciderlo in banchina, prima di incamminarti, ti risparmia mezz'ora di sudore.
La seconda è il tempo. Chi arriva in giornata da Napoli tende a fermarsi qui venti minuti di troppo, per un caffè e due foto. Se hai poche ore, prendi il bus o incamminati subito: il porto lo rivedi comunque al ritorno, con la luce migliore.
Via Roma
Via Roma corre lungo l'acqua ed è la strada dove si concentra quasi tutto il fronte-porto: bar storici, biglietterie, minimarket, noleggi di scooter e barche, negozi che vendono limoni e ceramiche. La carreggiata è stretta e passano gli Ape: cammina in fila indiana e tieni i bambini dalla parte del mare.
È anche il punto migliore per capire la scala dell'isola. Da un capo all'altro del fronte si va a piedi in pochi minuti, e in quei minuti hai visto il porto peschereccio, la chiesa, il capolinea e l'imbocco delle salite verso l'interno. Procida è piccola davvero: qui te ne accorgi subito.
I bar storici dell'isola stanno su questo fronte, ed è una delle poche cose che a Procida si fa meglio di mattina presto che al tramonto: le schede sono nel nostro elenco dei bar, insieme alle pasticcerie dove si trova la lingua di Procida.
La chiesa dei marinai
Sulla piazza del porto sta Santa Maria della Pietà, il primo edificio che distingui arrivando via mare, con il campanile barocco e l'orologio a quattro facce. La cappella nacque per volontà degli armatori del Pio Monte dei Marinai: la chiesero al viceré nel 1616 e fu completata nel 1619. Poi la ingrandirono due volte.
All'interno ci sono due tele del 1722 di Antonio Fumo, un pulpito ligneo del 1744-45 e l'altare maggiore del 1766 circa. Ingresso gratuito. Gli orari che circolano indicano 9:00-20:00, ma non arrivano dalla parrocchia: durante le funzioni non si visita, e conviene mettere la testa dentro quando capita di passare, non programmarlo.
Le due spiagge del porto
A ovest della banchina, su via Roma, c'è la Silurenza, detta anche delle Grotte: piccola, comodissima, con uno stabilimento attrezzato e un bar-ristorante. È la spiaggia di chi ha due ore prima dell'aliscafo o un bambino che non vuole camminare. Uno scoglio chiamato il cannone si usa per i tuffi. I prezzi dello stabilimento non sono pubblicati: chiedi sul posto.
All'estremità opposta, dove via Roma finisce, c'è la spiaggia della Lingua, e qui bisogna essere onesti: è minuscola, senza servizi, senza ombra e accanto a un porto in attività. Non è una giornata di mare. Ci si va per la luce rosa del tramonto verso Monte di Procida e per la curiosità del fondo: le fonti la descrivono come l'unica di ciottoli dell'isola, altre parlano di sabbia molto granulosa — non sono d'accordo. Il fondale scende in fretta, quindi occhio con i bambini piccoli. Da qui si passa alla spiaggia dell'Asino, quella che compare ne L'isola di Arturo di Elsa Morante.
Se cerchi una giornata di mare vera, prendi il bus e vai a ovest: il confronto onesto tra tutte è nella guida alle spiagge di Procida.
Muoversi da qui
Il capolinea dei bus è sul porto, ed è il vero motivo per cui Marina Grande conta. Da qui partono le linee che salgono verso Terra Murata e quelle che scendono alla Chiaiolella. Le fermate sono poche e le corse si riempiono: in agosto, salire al capolinea invece che a una fermata intermedia è l'unico modo per sedersi.
A piedi si fa quasi tutto lo stesso, ma con dislivello: l'isola è una collina. Per gli scooter, i microtaxi, gli orari e i costi reali, la pagina da leggere è muoversi a Procida. Chi arriva per una sola giornata trova il piano già fatto nell'itinerario di un giorno.
Dove mangiare, dove dormire
Dormire al porto ha un vantaggio pratico che nessun altro borgo offre: arrivi e sei in camera, senza scale e senza trasbordi. Ha uno svantaggio altrettanto reale: il fronte-porto lavora presto e fa rumore. Se hai il sonno leggero, chiedi una stanza che non dia sulla banchina. Il confronto tra le zone è in dove dormire a Procida.
Per mangiare, la scelta più procidana non è sul porto ma dieci minuti di scala più in là, sul molo di Corricella, dove i tavoli stanno sull'acqua: La Lampara è il riferimento classico. Sul fronte del porto e nel resto dell'isola l'elenco ragionato sta nella guida ai ristoranti di Procida. In ogni caso ordina il pesce e chiedi se c'è il coniglio alla procidana: non è sempre in carta.














