La salita è ripida e non c'è ombra. Arrivi in cima con il fiato corto, giri l'angolo del muro e l'isola ti si apre sotto: la Corricella in miniatura, le barche come virgole, il golfo aperto fino a Ischia. Ottantina di metri di dislivello, un quarto d'ora di fatica, e la fotografia che sei venuto a fare è lì.
Terra Murata è l'acropoli di Procida: il punto abitato più alto dell'isola, intorno ai 91 metri secondo le fonti locali, chiuso da mura e torri. Fu feudo dei d'Avalos dal 1529, e il sistema difensivo è attribuito al cardinale Innico d'Avalos d'Aragona. Ci si veniva per stare al sicuro dai saraceni. Ci si sale ancora oggi per lo stesso motivo per cui lo si faceva allora: da quassù si vede arrivare tutto.
Come si sale
La salita classica parte da Marina Corricella ed è ripida, esposta e dura con il caldo. Non è percorribile in sedia a rotelle e in luglio e agosto va fatta prima delle dieci o dopo le sei. Portati l'acqua: in salita non c'è nulla.
L'alternativa è il bus: le linee C1 e L1 arrivano dal capolinea di Marina Grande. Chi ha poco tempo o poca voglia di dislivello fa così e scende a piedi verso la Corricella, che è il verso giusto: in discesa la vista ti sta sempre davanti. Orari e linee reali sono in muoversi a Procida.
La terza via è combinare le due: bus in salita al mattino, discesa a piedi verso la Corricella per pranzo, e ritorno al porto con la scalinata del Pennino. Sono circa tre ore di giro, quasi tutte in discesa, ed è il modo in cui la maggior parte dei residenti consiglierebbe di farlo a chi ha una giornata sola.
Il borgo è uno spazio pubblico all'aperto: nessun orario, nessun biglietto, si entra e basta. Si paga solo dove si entra in un edificio, ed è un caso solo.
Le mura e le porte
Le due porte storiche sono la Porta di Ferro e la Porta di Mezz'Omo, e attraversarle è il modo giusto per capire com'è fatto il posto: un abitato compatto dentro un muro, con vicoli stretti che si aprono all'improvviso sul vuoto.
Al Belvedere dei Cannoni ci sono due cannoni a lunga gittata della Repubblica Napoletana del 1799 — il dato compare su una fonte sola, quindi prendilo per quello che è: una targa da leggere, non un fatto da ripetere in giro. Vicino al belvedere sta il museo permanente dei Misteri, i carri della processione del Venerdì Santo, che è il momento in cui questo borgo conta davvero per i procidani.
Cosa si visita
Dentro le mura ci sono tre cose. L'abbazia di San Michele Arcangelo è la principale: presenza monastica documentata dal 1026, architettura cinquecentesca, ingresso gratuito con offerta libera e spiegazione guidata. Attenzione a una cosa che quasi tutte le guide sbagliano: i sotterranei al momento non sono visitabili, e nel 2026, Anno del Millenario, il calendario delle aperture può cambiare senza preavviso. Verifica sul sito ufficiale il giorno prima.
Palazzo d'Avalos è l'ex carcere borbonico, ed è la visita più forte dell'isola: celle con i letti di ferro, l'infermeria, la sala chirurgica. Si entra solo con visita guidata su prenotazione e si paga 13,00 EUR. Gli orari, però, sono un problema: tre fonti diverse danno tre calendari diversi. Scrivi o telefona prima di salire, perché qui non si improvvisa.
Sul crinale verso il basso c'è Santa Margherita Nuova, chiesa ed ex convento domenicano, oggi sede di mostre, con le terrazze da cui si scatta la vista frontale sulla Corricella. Anche qui: l'accesso agli interni dipende dalla mostra in corso, non darlo per scontato.
Il belvedere
La vista è il motivo per cui la maggior parte delle persone sale, e non c'è niente di male. Dal ciglio delle mura la Corricella sta esattamente sotto di te, di fronte, e questo è l'unico punto a terra da cui la vedi così: dal molo, in basso, quella fotografia non si fa.
Guarda anche nella direzione opposta. Verso nord-est il canale separa Procida da Monte di Procida e dalla terraferma; verso ovest si vede quasi tutta l'isola bassa, con le case che scendono verso la Chiaiolella e, oltre, la sagoma di Ischia. In una giornata limpida capisci in dieci secondi la geografia dell'isola, cosa che dal porto è impossibile.
Non ci sono parapetti ovunque e il bordo è alto: tieni i bambini per mano e non salire sui muretti per una fotografia migliore. La fotografia migliore, comunque, si fa due passi indietro.
La luce migliore è nel tardo pomeriggio, quando il sole gira a ovest e colpisce le facciate del borgo; a metà giornata il contrasto è troppo duro e le case vanno piatte. All'alba il borgo è illuminato ma il belvedere è controluce: scegli in base a cosa vuoi fotografare.
Intorno alle mura
Poco sotto Terra Murata c'è il Casale Vascello, l'insediamento a corte del Seicento: il primo nucleo nato fuori dalle mura, quando le incursioni saracene calarono e la gente scese. È una corte abitata, non un monumento: si guarda in silenzio e non si entra nelle case.
Qui in cima non ci sono ristoranti da consigliare: si mangia scendendo. La scelta più ovvia è il molo della Corricella, dieci minuti di discesa, dove i tavoli stanno sull'acqua — Il Pescatore e le tavole vicine sono nella guida ai ristoranti dell'isola. Per il mare, la spiaggia della Chiaia è la più vicina, in fondo a una scalinata lunga: le fonti dicono 186 gradini o 182, quindi contane circa 180.









