Passi sotto un arco stretto e il rumore si spegne. Davanti hai un cortile largo, chiuso su tutti i lati da case addossate una all'altra, con scale esterne, balconi coperti e panni stesi. C'è un gatto. C'è qualcuno che parla a voce alta da una finestra. Non c'è nessun cartello che ti dica dove sei, e questa è la cosa migliore del posto.
Il Casale Vascello è un insediamento a corte fortificata del Seicento, il primo nucleo abitativo nato fuori dalle mura di Terra Murata. Non è un monumento e non si visita: è un condominio di quattrocento anni in cui la gente vive adesso. Va guardato con quella consapevolezza, o non va guardato affatto.
Perché esiste
Per capirlo devi guardare in su, verso il borgo murato. Per secoli i procidani hanno abitato là, in cima, perché le incursioni saracene rendevano il resto dell'isola indifendibile. Nel Seicento quelle incursioni calarono, la popolazione crebbe, e la gente cominciò a scendere.
Il Casale è il risultato di quel momento preciso: si scende, ma non ci si fida ancora. Così nasce una via di mezzo, un abitato fuori dalle mura che porta le mura con sé. È storia urbanistica scritta in pietra, ed è leggibile in dieci minuti senza bisogno di una guida.
Il nome, come spesso a Procida, non ha una spiegazione certa e circolano più versioni. Nessuna è documentata da una fonte che valga la pena citare, quindi ce ne stiamo fuori: è un casale, cioè un abitato rurale, e tanto basta per capire di cosa si parla.
La stessa dinamica spiega la Corricella, poco più in là: il borgo dei pescatori scende fino all'acqua, dove nessuno avrebbe costruito due secoli prima. L'isola si è espansa dall'alto verso il basso, e questi due luoghi sono le due tappe di quel movimento.
Com'è costruito
L'impianto è difensivo e si vede a occhio nudo. Le case colorate sono addossate le une alle altre, senza spazi tra un corpo e l'altro, per impedire il passaggio del nemico. Tutto ruota attorno a un grande cortile centrale, con vicoli stretti che lo collegano all'esterno.
È una fortezza fatta di abitazioni: nessuna torre, nessun bastione, solo il muro continuo che risulta dal mettere le case spalla a spalla. Chi entrava doveva passare per i varchi, e i varchi si chiudevano.
L'elemento da cercare è il vefio: il piccolo balcone coperto con la volta ad arco, di influenza araba, che a Procida ritrovi ovunque, in particolare sul fronte della Corricella. Qui, affacciato sul cortile invece che sul mare, ha una funzione diversa: serviva a stare fuori restando dentro.
Cosa guardare
Tre cose, e sono tutte gratis. La prima è il colore: qui le facciate sono più smorte che alla Corricella, perché non dovevano farsi riconoscere dal mare. Rosa scaricati, ocra, bianchi sporchi. È la tavolozza di un posto che non è nato per essere guardato.
La seconda sono le scale esterne. Ogni casa ha la sua rampa che sale al piano di sopra, appoggiata alla facciata, perché le abitazioni si sono moltiplicate in verticale man mano che le famiglie crescevano. In un cortile chiuso, l'unico spazio disponibile era l'aria.
La terza sono i varchi. Cerca dove il muro continuo si interrompe e guarda quanto sono stretti: due persone affiancate, non di più. Quella misura non è casuale, ed è l'unica difesa che questo posto abbia mai avuto.
Come si entra
Gli ingressi sono due: uno su Via Principe Margherita, l'altro su Via Salita Castello, il crinale che sale verso Terra Murata. Non è detto che siano aperti tutti e due, e non c'è nessuno a cui chiedere: sono cancelli di un cortile privato, non una biglietteria.
Se trovi chiuso, non insistere e non suonare ai campanelli. Il perimetro esterno si percorre comunque, gli archi e le facciate si vedono dalla strada, e nella peggiore delle ipotesi hai perso cinque minuti lungo un percorso che stavi già facendo.
Se trovi aperto: entra, resta nel cortile, parla piano, non salire le scale private e non fotografare le finestre delle case. Sono regole di buon senso che qui contano il doppio, perché la distanza tra il visitatore e la cucina di qualcuno è di tre metri.
Quando andarci
La prima mattina è il momento migliore: il cortile è ancora in ombra, il paese si sta svegliando e non c'è nessuno oltre a chi ci abita. Il tardo pomeriggio funziona per la luce sulle facciate, ma è anche l'ora in cui il cortile torna a essere di chi ci vive: bambini, spesa, sedie fuori dalla porta.
Venti minuti bastano. Non c'è un percorso, non c'è niente da leggere, e non c'è niente da comprare: si guarda, si capisce come funzionava, si esce. È una sosta che ha senso dentro una passeggiata più lunga, non un obiettivo per cui salire apposta.
Come inserirlo nel giro
Sta esattamente sulla strada tra il borgo alto e il borgo basso, quindi si incastra da solo. Scendendo da Terra Murata dopo l'abbazia di San Michele e Palazzo d'Avalos, passi per Santa Margherita Nuova e il crinale, e il Casale è lì poco sotto.
Da qui alla Corricella sono pochi minuti di discesa, ed è il posto giusto per fermarsi a pranzo: sul molo i tavoli stanno sull'acqua, da Caracalè alle altre tavole in fila. Chi vuole finire in spiaggia scende alla Chiaia, in fondo a una scalinata di circa 180 gradini — le fonti oscillano tra 182 e 186, quindi non fidarti del conteggio preciso di nessuno.
Il percorso completo, con le tappe in ordine, è nella passeggiata Terra Murata-Corricella. Il quadro generale di cosa vedere sull'isola sta in cosa vedere a Procida.

